E-book del Dr Mazzeo
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PSICOFARMACI E TOSSICODIPENDENZA*

Andrea Mazzeo**
*Relazione al Convegno Parlare di droga, svotosi a Nardò (LE) il 15.05.84 ed a Galatone (LE) il 24.05.84.
**Assistente Psichiatra CIM di Nardò (LE).

I farmaci attivi sulla psiche, chiamati anche psicofarmaci, o farmaci psicotropi, sono così distinti, secondo la classificazione di Delay e Deniker:

  1. Farmaci psicolettici, distinti in tranquillanti maggiori e tranquillanti minori
  2. Farmaci psicoanalettici, o antidepressivi (timoanaletici e timeretici)
  3. Farmaci psicodislettici

I primi due gruppi comprendono sostanze che hanno un uso terapeutico, l'ultimo gruppo comprende sostanze che sono causa di tossicodipendenza.

Con il termine di tossicodipendenza si definisce (OMS) la condizione che spinge l'individuo, in maniera più o meno coatta, ad assumere sostanze (droghe) a dosi crescenti o costanti per avere temporanei effetti benefici soggettivi, la cui persistenza è indissolubilmente legata alla continua assunzione della sostanza, con conseguenze nocive per l'individuo e la società.

Il termine tossicodipendenza ha sostituito gradualmente il precedente di tossicomania.
Per tossicomania si intende (OMS) uno stato di intossicazione cronica o periodica prodotto dal consumo ripetuto di una droga naturale o sintetica.
Le sue caratteristiche sono:

  1. Il desiderio invincibile di continuare ad assumere la droga; esso è legato al desiderio di provare nuovamente i suoi effetti piacevoli.
  2. Una dipendenza psichica dalla droga; la dipendenza psichica si riferisce al desiderio di sperimentare gli effetti benefici legati all'assunzione della droga, la fuga dall'ansia e dal conflitto, l'evasione dalla noia.
  3. Una dipendenza fisica dalla droga; la dipendenza fisica si riferisce alle modificazioni chimico-fisiche che la droga produce nell'organismo, per cui esso non può più farne a meno, nel senso che la droga si inserisce nel metabolismo in maniera di divenire essenziale per il funzionamento dell'organismo. La scomparsa della droga dall'organismo provoca segni e sintomi di squilibrio, di sofferenza, di alterazione funzionale: la sindrome di astinenza dalla droga.
  4. La tendenza ad aumentare le dosi; è legata al fenomeno dell' assuefazione o tolleranza, condizione per cui l'uso protratto di una sostanze determina nell'organismo che l'assume, effetti soggettivi sempre più scarsi, per cui per ottenere sempre lo stesso effetto iniziale bisogna aumentare le dosi.
  5. Effetti nocivi per l'individuo e la società.

Simile alla tossicomania può essere considerata l'abitudine al consumo ripetuto di una sostanza, anche se è profondamente diversa in quanto caratterizzata da limitata dipendenza psichica, da nessuna dipendenza fisica e da scarsa tendenza ad aumentare le dosi (tabagismo, consumo di alcool); una rigida distinzione tra abitudine e tossicodipendenza non è però possibile perché numerose sostanze che provocano soltanto abitudine danno successivamente tossicomania, per cui si preferisce usare il termine più moderno di tossicodipendenza.

Come già detto, le sostanze conosciute come droghe sono i farmaci psicodislettici, distinti in:

a) STUPEFACENTI:
- oppio
- cannabis
- cocaina

b) ALLUCINOGENI:
- LSD
- mescalina
- psylocibina

Fra le sostanze che possono causare una tossicodipendenza sono compresi anche i barbiturici, le amfetamine e l'alcool.

1) STUPEFACENTI

A) Oppio e oppiacei.- L'oppio è il succo denso, di colore bianco latte, che gocciola lentamente dalle pareti del papavero da oppio (Papaver somniferum) o da altre varietà, quando si recidono a canali lattiferi che percorrono longitudinalmente la capsula non ancora matura.
L'oppio è una delle droghe più usate nel mondo, sia a scopo terapeutico che a scopo voluttuario.
Il suo uso terapeutico risale almeno al 2° secolo dopo Cristo, quando era usato dal medico Dioscoride, e successivamente da Paracelso e altri. Omero, nell'Odissea, parla di una sostanza medicamentosa usata da Elena, e che probabilmente era oppio.

Usato a scopo voluttuario, viene fumato e provoca uno stato di assopimento psichico, di ideatività silenziosa e raccolta, con completo distacco dalle pene fisiche e morali abituali, un senso di superamento dei confini del tempo e dello spazio, delle normali capacità percettive e intellettive. Segue poi uno stato di depressione psico-fisica di intensità variabile.

La morfina e l'eroina (derivato semisintetico della morfina) provocano la più pericolosa forma di tossicodipendenza, con dipendenza fisica che spesso si instaura sin dalla prima somministrazione, dipendenza psichica, sindrome di astinenza ed assuefazione.

La morfina viene assunta per via sottocutanea o intramuscolare. Gli effetti principali della morfina sono due, l'effetto analgesico e l'effetto euforizzante; vi sono poi vari effetti secondari.

L'effetto analgesico è molto potente e si manifesta sia sul dolore in se stesso che sulla sua percezione a livello emotivo-affettivo.

L'effetto euforizzante è alla base dell'uso della droga al di fuori dell'ambito terapeutico. Tale effetto euforizzante può essere descritto come un senso di benessere, con tendenza all'immaginazione contemplativa, una scomparsa di sensazioni dolorose, dell'ansia, della "pena di vivere".

A queste sensazioni segue un quadro di torpore psichico con apatia, lentezza psicomotoria, inaridimento affettivo, impoverimento della volontà, deficit dei poteri etici. Questo quadro di apatia è alla base della dipendenza psichica, che porta all'assunzione di ulteriori dosi di droga per sperimentarne gli effetti piacevoli e che, a causa della tolleranza che si instaura subito, devono essere dosi sempre maggiori per ottenere i medesimi effetti.

La dipendenza fisica è una conseguenza delle particolari modificazioni chimico-fisiche prodotte dai morfinici sull'organismo, per cui esso non può più farne a meno (un po' come l'insulina per il diabetico).
La morfina provoca uno squilibrio, e lo mantiene, nei meccanismi omeostatici che regolano le funzioni vegetative e somatiche (battito cardiaco, respirazione, pressione arteriosa, sudorazione, contrazione muscolare, percezione del dolore, ecc.), per cui quando viene a mancare in un soggetto intossicato, provoca uno stato di intensa sofferenza soggettiva ed oggettiva ("tempesta neurovegetativa") che porta alla ricerca della droga senza preoccuparsi di altro: è questa la sindrome di astinenza.

Gli effetti secondari consistono in modificazioni della personalità, con apatia, torpore psichico, difficoltà di concentrazione, sonnolenza, ipotermia, restringimento delle pupille, ecc.

L'eroina (diacetilmorfina) è un derivato semisintetico della morfina; i suoi effetti sono sovrapponibili a quelli della morfina ma con una potenza da 4 a 10 volte maggiore, e con un quadro di effetti collaterali maggiore.
L'eroina, infatti, provenendo dal mercato nero è tagliata con sostanze tossiche (stricnina, amfetamine, ecc).
L'eroina viene assunta per via endovenosa, ma anche per via intramuscolare.
La dipendenza da eroina è molto difficile da curare e può trasformare il soggetto in un individuo asociale e criminale.

La caratteristica fondamentale della tossicodipendenza da eroina è il particolare rapporto che si stabilisce fra l'individuo e la droga, per cui questa finisce con l'esclusivizzare gli interessi e la vita del drogato.
Da una prima fase che vede il tossicodipendente attivo, ottimista circa le proprie capacità, con un buon inserimento lavorativo, in grado di minimizzare gli scontri e le difficoltà esistenziali, si passa ad una seconda fase in cui prevale un vissuto di benessere, di calma psichica, di estraneità dei desideri.
La terza fase della tossicodipendenza da eroina sopravviene fatalmente dopo un certo periodo di uso della droga e si presenta con sempre maggiore distacco dalle attività e dalla vita abituale, disinteresse per il proprio corpo e per l'aspetto sociale dell'esistenza. Gli affetti sono annullati, la vita familiare perde importanza, la vita sessuale è ridotta o annullata; la volontà è accentrata unicamente sull'eroina, sulla preoccupazione di non averla, per non incorrere nelle sofferenze dell'astinenza; nulla esiste più al di fuori del bisogno impellente ed ossessivo di avere la droga.

La crisi di astinenza si presenta quando al tossicodipendente viene a mancare la quantità di sostanza abitualmente usata; si distinguono 3 fasi:
- in una prima fase (entro le 12 ore) compaiono midriasi, segni di malessere generale, irrequietezza, ansia, sbadigli, nausea, vomito, diarrea;
- nella seconda fase si aggiunge orripilazione (fase del "tacchino freddo"); dura circa 12 ore e sfocia nella:
- terza fase, detta "il calcio all'abitudine", per la presenza di movimenti involontari a carico degli arti sia superiori che inferiori.

Se il paziente sopravvive può anche non avere più necessità della droga.

B) Cannabinoli.- Questo gruppo è rappresentato dai derivati della canapa indiana, noti come hashish e marijuana.
La canapa è conosciuta sin dall'antichità per le proprietà inebrianti dei principi attivi contenuti nelle infiorescenze femminili della varietà indiana.
Ne parlano Erodoto e Plinio il Vecchio, e da vecchi trattati indiani e cinesi risulta che era utilizzata dagli antichi popoli orientali; i prodotti stupefacenti derivati dalla canapa sono:
- l'hashish, cioè la resina dei fiori;
- la marijuana, o marihuana, cioè i prodotti dell'intera pianta.

Il contenuto di prodotto attivo è circa 5 volte maggiore nell'hashish.

La droga si trova sul mercato clandestino sotto forma di pacchetti costituiti dalle sommità dei fiori e dalle foglie apicali, e sotto forma di pani di resina della pianta.
Viene fumata in pipe o cartine.

Dopo l'assunzione il soggetto prova un senso di benessere, un'aumentata ideazione, una maggiore facilità di movimenti; segue poi disorientamento temporo-spaziale e uno stato di torpore con fuga delle idee, allucinazioni, impressioni strane e piacevoli come nuotare, volare (il "tappeto volante" degli arabi è probabilmente legato all'intossicazione da canapa indiana).
Segue un periodo di inerzia, con abulia, apatia, svogliatezza, stato depressivo, malessere generale.
Può provocare sindromi schizofreniche, stati allucinatori acuti. Provoca dipendenza psichica, non dà dipendenza fisica, né assuefazione, né sindrome di astinenza.
La pericolosità di questo tipo di tossicomania consiste nel fatto che una parte dei soggetti passa all'assunzione di morfina o di eroina.
Il desidero della droga non è elevato e secondo vari AA sarebbe inferiore a quello osservato in alcolisti cronici o in fumatori cronici di tabacco.

C) Cocaina.- È una sostanza isolata dalla foglie di coca, un arbusto coltivato da secoli in Perù e in Bolivia.

A scopo voluttuario viene aspirata per via nasale, poiché viene assorbita molto bene dalle mucose.
Provoca effetti stimolanti con eccitamento, euforia, accelerazione del pensiero, senso di forza e di sicurezza.

Assunta in modo cronico provoca seri disturbi mentali: il cocainomane si crede spesso minacciato e teme che i propri pensieri vengano letti dagli altri, presenta allucinazioni uditive, visive e tattili, con contenuti minacciosi, persecutori.
Su un fondo luminoso vengono viste macchie nere scambiate per insetti, hanno la sensazione che insetti microscopici camminino sotto la pelle.
A causa dell'assunzione prolungata per via nasale presentano perforazione del setto nasale.

La cocaina provoca dipendenza psichica.

2) ALLUCINOGENI

Rientrano in questo gruppo la mescalina, la psylocibina e l'LSD.
Provocano tutti alterazioni della percezione, distorsioni percettive, depersonalizzazione, modificazioni dell'umore.

A) Mescalina.- È una droga estratta dal Peyotl, un cactus che si trova in Messico.
Per le primitive tribù del messico il Peyotl era una pianta sacra, custode di un Dio, oggetto di venerazione; veniva raccolto in determinate epoche dell'anno e consumato nelle feste e nelle cerimonie sacre.

La tossicomania da mescalina è alquanto rara poiché la droga è di difficile reperibilità e per provocare effetti allucinogeni ne occorrono dosi molto elevate; è stata usata a scopo voluttuario in ambienti artistici all'inizio del '900.

I disturbi che provoca consistono in allucinazioni e illusioni visive in movimento, molto colorate, deformazione degli oggetti, trasposizioni sensoriali (i rumori sono visti in colore).
Vi è rischio di intossicazione acuta con morte per arresto respiratorio.

Dalla mescalina deriva un altro potente allucinogeno, il DOM, o STP (detto così per analogia con un additivo per benzine), usato negli anni '60 da varie comunità hippyes; dà le stesse azioni della mescalina ma più prolungate ed intense; notevolmente tossico, ha provocato numerosi decessi.

B) Psylocibina.- È derivata da un fungo, lo Psylocibe mexicano (chiamato dagli indiani d'America teonanacatl, carne di dio) usato per ottenere la "comunione con gli spiriti superiori".
Simile negli effetti alla mescalina, non è oggetto di tossicodipendenza perché di difficile reperibilità.

C) LSD.- È un derivato semisintetico dell'acido lisergico, il quale costituisce il nucleo fondamentale degli alcaloidi della segale cornuta (detta anche grano speronato), cioé la spina di grano parassitata dal fungo claviceps purpurea.
Dalla segale cornuta derivano numerose sostanze che hanno in comune il nucleo principale, l'ac. lisergico, e differiscono negli effetti a seconda della catena laterale; molti sono usati in terapia per curare disturbi della circolazione, nell' ipotensione, nella cefalea, per stimolare le contrazioni uterine al momento del parto.
La stessa LSD era stata assimilata agli altri derivati prima che se ne conoscessero gli effetti psichici; fu per caso, perché un chimico la ingerì accidentalmente, che nel 1943 se ne scoprirono gli effetti sulla psiche.
Si pensò all'epoca di usarla come arma chimica nel corso della seconda guerra mondiale.
È il più potente allucinogeno in uso.

Gli effetti della LSD consistono in distorsioni percettive, particolarmente visive: gli oggetti vengono percepiti nei modi più strani, con i contorni in rilievo, con colori brillanti; si hanno distorsioni dell'immagine corporea che può sembrare gigantesca o infinitesimale, gli arti appaiono fluttuanti, separati dal corpo, trasformati in artigli.
Provoca anche distorsioni temporali per cui il tempo sembra trascorrere velocemente o fermarsi totalmente.
L'intossicazione acuta può portare al suicidio.

Negli anni '60 gli effetti della LSD, "l'acido", vennero definiti "psichedelici", cioé l'aprirsi della psiche a nuove sensazioni (espansione della coscienza).
Diffusa in ambienti artistici e musicali, ha ricevuto una enorme pubblicità dai mass media, che ne ha aumentato la diffusione in maniera notevole.

Tutti gli allucinogeni possono provocare anche a distanza dall'ingestione una sindrome schizofrenica con deliri, stati autistici, stati di panico con suicidio.
Provocano dipendenza psichica e assuefazione, non danno né dipendenza fisica né sindrome di astinenza.

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