E-book del Dr Mazzeo
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RASSEGNA DI STUDI PSICHIATRICI

FONDATA DA ANTONIO D'ORMEA

Direttore: L. D'ARGENIO

Vol. LXXXIII- Fasc. n. 1 - Anno 1994 - Pagine 75-79


Regione Puglia
Unità Sanitaria Locale LE/1
Presidio Ospedaliero Psichiatrico "G. Libertini"
3º Reparto Uomini
Responsabile: Dott. A. Mazzeo

RUOLO DELLA FLUOXETINA
NELLA SCHIZOFRENIA CRONICA

Andrea Mazzeo* Antonia Occhilupo*

*Risp. Aiuto ed Assistente del 3º Rep. Uomini del P.O. Psichiatrico "G.Libertini" di Lecce.
Il lavoro spetta agli autori in parti uguali.



Introduzione

Il trattamento della schizofrenia cronica pone notevoli problemi. La terapia neurolettica di frequente si rivela di scarsa utilità perché poco incisiva su tali quadri deficitari, l'approccio riabilitativo psicosociale del resto risulta anch'esso di difficile applicazione a causa dell'apatia e del disinteresse verso qualsiasi modificazione ambientale che i pazienti presentano. Il trattamento deve quindi avvalersi di una strategia multimodale che comprenda diversi punti di attacco alla malattia ed ai suoi esiti (Ravizza, Torta, 1990).

In seno a questa ottica possono trovare una collocazione i farmaci inibitori selettivi del reuptake della serotonina (S.S.R.I.), introdotti in clinica come alternativa al triciclici nelle sindromi depressive sia per la migliore tollerabilità cardiovascolare sia per la possibilità di utilizzarli in condizioni che ne controindicano l'uso, come glaucoma e ipertofia prostatica (Scrimali, Grasso, Branciforti, 1990; Stratta, Cupillari, Casacchia, 1992). Le loro indicazioni terapeutiche sono state poi estese comprendendo anche gli attacchi di panico, il disturbo ossessivo-compulsivo, gli stati fobici, la bulimia, alcune condizioni di aggressività (De Maio, Bertolino, Casacchia, 1991).

L'impiego di queste sostanze nel trattamento dei sintomi negativi della schizofrenia è abbastanza recente (Maj, 1990; Plasky, 1991; Silver, Nassar, 1992; Brugnoli, Pacitti, Seripa, 1993) ma si mostra promettente. Abbiamo quindi deciso di valutare l'azione di una di tali molecole, la fluoxetina, in alcuni pazienti istituzionalizzati da parecchi anni.


Materiali e metodi

Sono stati interessati alle studio 6 soggetti di sesso maschile, affetti da schizofrenia, di età compresa tra 52 e 65 anni (età media 59,1 anni); l'istituzionalizzazione è superiore ai 30 anni, a volte interrotta da dimissioni di qualche giorno o da periodi trascorsi in casa di riposo; in un solo paziente il periodo ininterrotto di degenza è di 14 anni, preceduto da numerosi ricoveri brevi. La durata di malattia è in media di 35 anni (range 30-44 anni).

Alla revisione diagnostica, secondo i criteri del DSM III-R (1987), sono risultate le seguenti categorie:

  1. Schizofrenia residua in 5 casi
  2. Disturbo Schizoaffettivo, tipo Depressivo in 1 caso

La Fluoxetina è stata somministrata per una settimana alla posologia di 20 mg/die, poi aumentata a 40 mg/die. Tutti i pazienti hanno proseguito il trattamento psicofarmacologico precedente: Flufenazina decanoato in 2 casi, Aloperidolo decanoato in altri 2, nessuna terapia nei restanti casi.

La valutazione dei dati clinici è stata effettuata somministrando la Brief Psychiatric Rating Scale (BPRS), nella versione a 16 items, al tempo T0, T1, T2, rispettivamente basale, dopo 30, 60 giorni di terapia con Fluoxetina.


Risultati

I risultati ottenuti sono rappresentati graficamente nella figura 1.
In ascissa è riportato il punteggio medio registrato con la BPRS rispettivamente al T0, T1, T2. Si evidenzia un miglioramentto globale alla scala BPRS con una riduzione del punteggio medio da 40 a 31 (-22,5%).

Gli items sono stati poi suddivisi in tre subscale, indicative rispettivamente della presenza di sintomi positivi (disorganizzazione concettuale, atteggiamento manierato, grandiosità, sospettosità, comportamento allucinatorio, mancanza di cooperazione, insolito contenuto del pensiero), di sintomi negativi (inibizione emotiva, rallentamento motorio, insensibilità affettiva) e di sintomi depressivi (implicazione somatica, ansietà, sentimenti di colpa, tensione, umore depresso, ostilità).

L'andamento delle curve relative ai punteggi dei 3 gruppi di items, rispettivamente al T0, T1, T2, è alquanto differente e consente alcune considerazioni.

Per i sintomi positivi (SP) si rileva una modica riduzione del punteggio medio da 18 a 14,6 (-13,3%) al 2º mese di terapia.

Per i sintomi negativi (SN) si nota un lieve miglioramento in T1, con stabilizzazione e riduzione del punteggio medio da 10 a 7,7 (-13%) in T2.

Per i sintomi depressivi (SD) alla fine del 2º mese si evidenzia un miglioramento rispetto a T0 con riduzione del punteggio medio da 13 a 11,3 (-5%).

In dettaglio, in seguito alla somministrazione di Fluoxetina i sintomi positivi risultano migliorati in tre dei sei casi trattati, quelli negativi in due dei pazienti del gruppo precedente e in un terzo paziente, quelli depressivi in due casi, uno dei quali appartenente al primo gruppo.

Fra i sintomi positivi è meglio influenzata dal trattamento la disorganizzazione concettuale (in 4 soggetti su 6). Si osserva inoltre una diminuzione globale del sintomi della serie negativa. Infine, il sintomo depressivo che ha risposto maggiormente al trattamento è l'ansietà.

Non sono stati riscontrati effetti collaterali, né riaccensione dei sintomi positivi. Un solo paziente, alla fine del 2º mese di terapia, ha presentato una reazione euforizzante.


b>Discussione

La nostra sperimentazione clinica con la Fluoxetina, sia pure con i limiti derivanti dall'esiguità del campione e dalla mancanza di un gruppo di controllo mette in evidenza un miglioramento del quadro clinico in pazienti schizofrenici cronici, sia per quanto concerne i sintomi negativi che quelli depressivi; rispondono al trattamento anche i sintomi positivi. La presenza nel campione di un paziente schizoaffettivo non inficia i risultati poiché lo scarto di punteggio è minimo, inferiore a quello degli altri casi.

Infine, ci sembra interessante riferire sull'esito globale dell'esperienza svolta.

Due pazienti sono stati dimessi; per un terzo stiamo effettuando dei tentativi di reinserirnento familiare in vista di una possibile dimissione; Un quarto è dimissibile ma sinora non si è reperita una struttura intermedia che lo accolga; gli ultimi due, grazie al miglioramento clinico, sono in grado di uscire da soli dal reparto e trascorrono parte del loro tempo all'esterno, cosa che non avveniva da anni.


Conclusioni

In base al risultati conseguiti ci sembra di poter affermare che la Fluoxetina, in associazione alle terapie tradizionali o in monoterapia, rappresenta un utile presidio terapeutico nel trattamento di pazienti schizofrenici cronici.

La Fluoxetina si rivela di ausilio se inserita in una strategia globale di riabilitazione psicosociale per questo tipo di pazienti, per l'incidenza sia sulla sintomatologia depressiva, sempre presente, che sui sintomi negativi della schizofrenia, potendo influenzare peraltro alcuni sintomi della serie positiva.

La valutazione dell'esatto ruolo della Fluoxetina nella schizofrenia residua richiede, ovviamente, ricerche cliniche più accurate che il presente studio non consente di effettuare.


Riassunto

Attraverso la valutazione dei dati ottenuti con la BPRS, gli autori ritengono la Fluoxetina un valido ausilio terapeutico nel trattamento di pazienti schizofrenici cronici lungamente istituzionalizati.


Summary

Through the valuation of data obtained with the BPRS, the authors consider the Fluoxetine as a valide therapeutic help for the treatment of chronic schizophrenia long stay patients.


Résumé

Par l'appréciation des résultats obtenus avec la BPRS, les auteurs estirnent que la Fluoxetine soit un agent thérapeutique efficace pour le traitement des patients schizophréniques chroniques pendant longtemps hospitalisées.


Bibliografia

American Psychiatric Association - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder, third Edition Revised, Washington DC, 1987.

Brugnoli R., Pacitti F., Seripa S. - Ipotesi sull'uso di serotoninergici nella schizofrenia, Neuropsicofarmacologia del comportamento, 1, 51-55, 1993.

De Maio D., Bertolino A., Casacchia M. e coll. - Profilo generale della fluvoxamina, Riv. Sper. Freniatr., CXV, 626-650, 1991.

Maj M. - I sintomi negativi della schizofrenia e le loro risposte alle terapie farmacologiche, Riv. Psich., 25, 4, 181-195, 1990.

Plasky P. - Antidepressantr usage in schizophrenia, Schiz. Bull., 17, 649 657, 1991.

Ravizza L., Torta R. - Terapia differenziata della schizofrenia, Riv. Psich., 25, 4, 161-174, 1990.

Scrimali T., Grasso F., Branciforti M. e coll. - Valutazione dell'azione farmacodinamica e del profilo terapeutico di un nuovo antidepressivo serotoninergico: la Fluoxetina, Riv. Psich, 25, 3, 151-156, 1990

Silver H., Nassar A. - Fluvoxamine improves negative symptoms in treated chronic schiofrenia: an add-on doule blind, placebo controlled study, Biol. Psych, 31, 698-704, 1992.

Stratta P., Cupillari M., Casacchia M. - Studio in doppio cieco di comparazione dell'efficacia della Fluoxetina nei confronti dell'imipramina nel trattamento della depressionc atipica, Riv. Sper. Freniatr., CXVI, 148-158, 1992.



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